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Riflessioni personali tra teoria e realtà


La figura professionale dell’Home Stager si è affacciata qualche anno fa sul mercato immobiliare italiano importata dagli Stati Uniti dov’è attiva dagli anni ’80 per l’intuizione dell’Agente Immobiliare Barb Schwarz.
Il compito dell’Home Stager è quello di valorizzare e “mettere in scena” (home staging) l’immobile prima di inserirlo sul mercato, per venderlo/affittarlo in breve tempo ed al miglior prezzo per fascia di vendita.

L’home staging si configura come una tecnica di marketing immobiliare.
Questa tecnica è arrivata al grande pubblico tramite trasmissioni televisive che, se da un lato la promuovono mostrando come devono essere presentati gli immobili, ad esempio in “Cerco casa disperatamente”, dall’altro hanno contribuito alla diffusione del concetto errato di staging = ristrutturazione come accade ad esempio in “Vendo casa disperatamente” (1).
Sempre più spesso sui quotidiani si parla di Home Stager e home staging contribuendo così a far conoscere la professione (rassegna stampa); è proprio da un articolo de Il Sole 24 Ore che nel 2010 è cominciata la mia avventura.
A volte però ci si imbatte in articoli che a mio parere sminuiscono la professionalità e la credibilità dello Stager, come questo “[…] Con un computer, una valigetta per attrezzi, un’automobile ed una fotocamera ci si può cimentare nel profilo di Home Stager, ovvero professionista nella valorizzazione delle proprietà immobiliari. [..]” (2).
Per diventare Home Stager non basta essere in possesso dell’attrezzatura citata nell’articolo o avere passione per l’arredamento ed il design come suggeriscono altri. I risultati dell’improvvisazione sono interventi in cui il “prima” era meglio del “dopo”.
L’Home Stager “fai da te” non è una buona pubblicità per chi lavora con serietà, impegno e preparazione.

Il dato di fatto è che la professione per ora non è regolamentata, non esiste un albo e non è richiesto un particolare titolo di studio per poterla esercitare.
Certo è che per diventare Home Stager esistono molti corsi ed un’ampia offerta formativa.
E’ anche possibile diventare membro di un’Associazione, personalmente ho scelto l’Associazione Professionisti Home Staging Italia.

Nonostante tutto questo però il mercato immobiliare non sembra ancora aver ben compreso il ruolo ed il contributo di questa figura professionale, e se a parole i tanti dicono di sapere cosa sia l’home staging i fatti dimostrano il contrario.
Se un Mediatore Immobiliare mi dice di conoscere l’home staging e di avvalersi di un Fotografo professionista per fotografare gli immobili da inserire nella vetrina (virtuale e non) e guardandola noto fotografie buie, sfocate e nelle inquadrature scarpe, borse, scope, stendibiancheria, tinteggiature sopraffatte dagli anni, desolanti balconi con pattumiere in primo piano ecc. ecc., forse qualcosa non ha funzionato!

Si trovano ancora svariate difficoltà nell’inserire l’home staging nel processo di vendita/locazione.
Ci viene detto, dati alla mano, che gli Stagers in Italia sono pochi e che ci sarebbe quindi molto lavoro … appunto “ci sarebbe”, probabilmente con diverse condizioni … ed aver frequentato un corso non lo garantisce.
Sappiamo bene che il mercato è in crisi e quindi è refrattario ad ogni ulteriore spesa ed in questo momento molti, privati e professionisti immobiliari, ci vedono solo così.
Sicuramente l’Home Stager non ha la bacchetta magica e non risolverà la crisi immobiliare né trasformerà (senza budget) immobili in difficoltà in case da rivista, ma può fare la differenza per il mercato e rendere un immobile valorizzato più appetibile di un altro di pari condizioni e fascia non opportunamente preparato.

Gli scettici sono numerosi, anche tra i professionisti, recentemente ho letto un paio di post i cui commenti mi hanno fatto constatare cosa si pensa dell’home staging al di fuori del “nostro mondo”.
Per alcuni sono tutte stupidaggini (il termine non era questo, ma non voglio essere volgare) dato che gli immobili si vendono ugualmente, per altri lo staging coincide con ristrutturazione quindi cifre considerevoli, per altri ancora il termine coincide con “fregatura” ovvero pensano che lo staging nasconda difetti e mancanze di un immobile che salteranno fuori a distanza di poco tempo con relativo dispendio economico.
Per gli scettici … basterebbe informarsi meglio e provare per rendersi conto di che cosa stiamo parlando.

I risultati dimostrano che la collaborazione tra Agente Immobiliare, Home Stager e privato porta a difendere il prezzo di vendita (se adeguato al mercato) ed a concludere velocemente la vendita o la locazione.
In generale, però, ancora si preferisce lasciare un immobile per mesi (anni?!) sul mercato continuando a pagarne le spese ed a farne diminuire il valore anziché investire in un intervento di valorizzazione che costerebbe molto meno di un ribasso di prezzo.

La prima cosa che mi sento dire quando propongo l’home staging ad un Agente Immobiliare è: “chi paga?”, seguita di solito da: “la mia casa va bene così” e “perché devo sistemarla tanto la vendo” quando lo propongo ad un privato.
Con questi presupposti si capisce che c’è ancora molto lavoro da fare e non solamente sulle case in vendita o in affitto!
Mi è rimasta particolarmente impressa una frase dell’Agente Immobiliare Andrew Winter, di “Avventure Immobiliari” (3), detta dopo aver valorizzato e venduto al meglio una proprietà: “noi siamo parte del guadagno non del costo”.
Probabilmente una volta capito questo concetto sarà più facile dire: professione? Home Stager!

Per i riferimenti e le citazioni vedere:
(1) Cerco casa disperatamente
Vendo casa disperatamente
(2) “Inventarsi un lavoro” donnamoderna.com
(3) Avventure immobiliari – Rai5

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